Un giardiniere di duemila anni fa

Persino un giardiniere

Pochi lo avevano notato tra quella folla.

Tutti si dimostravano indaffarati, volevano far finta di esser normali ma lo sguardo andava sempre da quella parte e tutti parlavano piano.

Per non fare rumore, il falegname faceva finta di piantare chiodi, aveva provato a mettere uno straccetto sotto il martello ma quello faceva comunque un rumore secco ed allora niente, si martellava per finta ed il lavoro non avanzava.

La lavandaia, conosciuta ed apprezzata dal circondario per la sua voce squillante ed i suoi gorgheggi, sembrava una attrice che aspettava nell’auricolare la traduzione simultanea ed intanto muoveva solo le labbra e faceva finta di cantare.

Persino il fornaio invita i suoi clienti a tenere bassa la voce, che lui ci sente e che sa bene cosa serve ad ognuno e non c’è alcun bisogno di alzare i toni.

I gendarmi della gendarmeria fanno attenzione a non far urtare gladi contro scudi bronzei, attenti a non urtarsi tra di loro e pronti a schivare angoli di pietra pur di non far casino.

Il pupo dorme; la mamma, come una puerpera navigata e prolifica, ha figliato d’emblée, così al primo colpo e vigila.

Il papà terreno vorrebbe andare a scambiare conoscenze su cerniere ed imbotti con quel falegname giudeo, ma lo sguardo della vigile mamma lo tiene bloccato, perchè lo sguardo dice:”ma ti sembra questo il momento di pensare all’azienda falegnama?”

Questi ospiti che venivano da Nazareth avevano percorso più di 130 chilometri e 130 chilometri erano un grandissimo numero di cubiti lunghi; per fare un km ci volevano 2mila cubiti e capite ben voi che il povero falegname e più di lui il povero asino avevano fatto quasi 260mila passi, una vera fatica.

L’asino si era pure un poco scocciato, cammina e cammina, cammina e cammina, e dove sta Betlemme, ed era meglio che restavamo a Nazareth e mo’ mi sento male, ed io sono una signora prescelta, e quando si mangia e quando si dorme e sono sette giorni che camminiamo ….

Avevano chiesto a quel signore che stava raccogliendo aranci in quel giardino e che stranamente posizionava straccetti bluetti sui rami degli alberi, avevano chiesto: “signor giardiniere è lontana Betlemme?” quello aveva risposto: “No, ci siete quasi, ancora un migliaio di cubiti e siete belli che arrivati, ma voi da dove venite?” “veniamo da Nazareth e siamo passati da Teano” “da Teano? Ma così avete allungato!” “noooo! è che dovevamo vedere se il posto era, anzi, sarà adeguato per una certa storia di obbedienza!”

Il giardiniere è perplesso, vede la donna che si agita, vede l’asino che si agita, vede che il tramonto è sopraggiunto e dice al falegname : ”là ci sta la grotta mia, ci sta una bella mucca dentro e pure fieno e paglia per questo povero ciuccio, andate a dormire nella grotta che domani mattina vi faccio venire la levatrice, andate andate.”

“Grazie buon giardiniere, grazie.”

Giusto adesso, uno spicchio di luna sta in alto, una cometa segna il cielo ed il pupo è nato nella grotta.

L’asino ha mangiato e pure la signora sembra tranquilla; l’aria attorno è strana, è come se qualcuno avesse chiesto un poco di silenzio e di sorrisi.

Il giardiniere discreto se ne sta, si rimira i suoi straccetti blu che fanno pendant con il cielo stellato.

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it