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La principessa magra e la gru

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La principessa magra e la gru        Pio Acito   autunno 2008

In un tempo diverso da ogni altro tempo, in un luogo diverso da ogni altro luogo viveva una  principessa bionda, alta, magra e bella.

Era così bionda che tutti dicevano: la principessa ha i capelli di fili d’oro!

Era così alta che tutti dicevano: la principessa è più alta di un’ antenna televisiva!

Era così magra che tutti dicevano: la  principessa  è così magra che se respira appena si piega!                 La principessa era anche così bella che tutti nel paese facevano la fila dalla mattina alla sera per poterla ammirare, ma solo pochissimi ci riuscivano e solo quelli che si mettevano nella giusta posizione, alla giusta illuminazione , alla giusta inclinazione solare.

La bella alta magra bionda principessa, che era sempre triste, fu vista una mattina sorridere.

“Principessa! Cosa rallegra la vostra giornata?”, chiese il real consigliere di corte.

“Ho sognato una gru” “Una gru?” “Sì, una gru magra magra, con due gambette lunghe e secche, e un becco lungo e sottile, una pancia piumosa e tonda, ridicola, e tutto ciò  mi fa ridere. Non fa ridere anche voi! -caro il mio real consigliere di corte, una pancia tonda e piumosa? Ma vi sembra questo il modo di apparire in un sogno?” “Avete ragione principessa, è proprio ridicola questa faccenda della pancia piumosa sopra due gambe fini e sotto un becco fino”, rispose devoto, il real consigliere di corte.

“Però” aggiunse la principessa ”mi piacerebbe toccare una vera gru, e vedere che ombra fa con quella pancia piumosa su due gambe fini fini e sotto un becco fino fino”.             

All’istante tutti gli armigeri del reame, tutti i corrieri del reame, tutti gli ornitologi del reame furono inviati alla ricerca di una vera gru. Gli armigeri con le armi leggere e con le armature  pesanti ben presto si stancarono e dopo solo quattro giorni tornarono senza un becco di gru, senza due stecchini di gambe di gru e senza neanche una pancia piumosa di gru. Gli armigeri fecero una gran brutta figura e la principessa, invitata a cena dal capo armigero, offesa non si presentò al tavolo del ristorante. 

Passarono 12 giorni e 11 ore ed i corrieri -grandi conoscitori di tutti gli indirizzi, di tutte le mappe, di tutti gli orari di tutti i negozi del reame- tornarono anch’essi senza un becco di gru, senza due gambette di gru e addirittura senza una pancia piumosa di gru. Offesa la principessa ordinò che tutti i  corrieri fossero appiedati, ordinò di tagliare le ruote di tutti i furgoni e di tutte le biciclette, e  ordinò di mettere dei dadi al posto delle rotelle dei pattini.

Ciò fece piangere a catinelle i bambini, ma quando una principessa si offende possono ben piangere anche i bambini.            Passarono così altri giorni e altre settimane ma dagli ornitologi nessuna notizia. Al trentesimo giorno furono inviati gli armigeri, senza armi e bardature questa volta, alla  loro ricerca .

“Principessa, Principessa, abbiamo trovato due ornitologi” .“Bene! Bravi! Dove sono?”. “Quegli sfaccendati erano sdraiati sotto un tamerice sulla riva di un ruscello e se la dormivano invece di cercare le gru. Gli tagliamo la testa?”

“Quasi, quasi…” pensò la principessa, una bella testa ricoperta di piumazze poteva sostituire la pancia piumosa di una gru ….. quasi quasi…

“Ordunque, prendete due spade affilatissime, pulite ben bene le lunghe lame, fate venire il boia più boia del reame, preparate due bei cesti di vimini e raso e tzzaaàhh! Via le teste di questi due sciagurati!”.  Brrrr! Tutti tremarono di paura, nessuno aveva mai vista la principessa così cattiva.

A dire il vero, così cattiva era anche un tantino meno bella, a dire il vero… 

Ma tutti sanno che le principesse, in fondo in fondo, sono buone e allora… “Rinchiudete questi due nelle segrete più profonde, che non vedano più volare un passero e andate immantinente –svelti svelti- a cercarmi gli altri ornitologi del reame”.                 Andarono svelti svelti gli armigeri, e giunsero – due di qua, due di là, cinque di su, e ics di sotto- ai confini lontanissimi del reame, superarono valli e monti, scavalcarono muretti bassissimi e fiumi asciuttissimi senza alcun problema; i poveri armigeri impiegarono, però, settantasette giorni per attraversare il cantiere della nuova autostrada che affiancava la nuova ferrovia che correva parallela alla vecchia linea ferrata e alla antica consolare. Furono gli ics armigeri di sotto che avvistarono laggiù, lontanissimo, gli ornitologi che si erano avviati verso sud e che ora erano spaparanzati sulla riva di Capo Passero: a mollo con i piedi e con le chiappe, perdevano tempo a  chiacchierare con un gruppo di arlecchini.

Sì: era proprio una compagnia di maschere di carnevale, tutte colorate a pois (puà) e pure nere in faccia.

“Alto là!” ordinarono gli armigeri. “Gli ornitologi qui sulla destra in fila, gli arlecchini lì a sinistra, però in riga, e silenzio, tutti quanti!” Pluff! Immantinente –subito subito-  si formò una lunghissima fila e non si formò nessuna riga. “Che scherzo è questo? Gli ornitologi di qua così, gli arlecchini di là cosà! Non perdiamo tempo perchè una principessa bella bionda alta e magra aspetta i vostri comodi da troppo tempo”. “Heem, heem… signor armigero nessuno di noi ha voglia di  scherzare, è solo che siamo tutti ornitologi e che questi signori colorati e neri sono i maggiori esperti in migrazioni, in gru gruccioni garzette e nitticore dell’intero mondo conosciuto e noi stavamo giusto disputando su come fare per avere una vera gru”   “Silenzio, andiamo dalla principessa!” .

Una bella, lunga passeggiata. Ripassarono per valli e monti, riscavalcarono bassissimi muretti e tutt’il resto, impiegarono settantasei giorni per attraversare il famoso cantiere dell’autostrada a fianco della ferrovia eccetera eccetera. Stanchi e pure un poco scocciati di tutto questo su e giù, armigeri, ornitologi nostrani e ornitologi di altri paesi giunsero al cospetto della principessa.

Tutto il contado si riunì nella piazza principale, nessuna gru in vista: questa volta la principessa farà davvero decapitare qualcuno….. bbrrrrrrhh!

Una folla tremante si radunò. In alto la principessa su una specie di sgabellone di filo d’oro, con cuscini di seta e oro, dietro lo sgabellone due trombettieri con trombette lunghe lunghe e d’oro, alla destra il real consigliere con dodici capelli ritti ritti sulla pelata, alla sinistra il signor capo degli armigeri con due baffetti fini fini ma uggiosi e odiosi, in mezzo due file di nobili sfaccendati e generali affacendati  e, in bella vista, due quadriglie di boia altissimi e grossissimi con spadone affilatissime e pronte per mozzare un bel po’ di teste. In mezzo, tanti armigeri che provavano invano a separare gli ornitologi dagli arlecchini. Non ci riuscivano perché tutti potevano mostrare piume remiganti timoniere copritrici e dissertavano di alule e calzari.  Sotto, la folla del contado.

La principessa bionda alta magra e bella tossì,  fu silenzio.  ……..

Bastò un’occhiata. Si incontrarono due sguardi, una scintilla  brillò nella piazza e una seconda s’accese luminosa che fu vista dal secondo piano del palazzo di fronte e fu ripresa dalla tv locale: una vera lunga scintilla di sguardi con un sacco di stelline sbirluccicanti.

“Come osi infingardo di un ornitologo o, peggio ancora, infingardo di un arlecchino straniero e nero lanciare uno sguardo così intenso verso la nostra principessa?”, si sentì in dovere di proferire il capo baffutino degli armigeri.

Ma uno sguardo, questa volta di fuoco, della principessa zittì il buffo baffuto.

La scintilla aveva dato una scossa al piccolo cuore della principessa; ella fece un cenno con la manina e invitò l’ornitologo arlecchino nero al suo cospetto.

Turbata da quel signore con il turbante e dagli occhi d’argento, provò a tenere un contegno da principessa, ma il corazon le vibrava forte  e sussurrò: ”Se è vero che tutti voi siete così esperti di uccelli, rapaci e limicoli, ditemi perché non siete in grado di portarmi una gru, una vera gru?”.

L’ornitologo arlecchino nero dai misteriosi occhi d’argento  parlò piano, e parlò piano perché gli ornitologi, arlecchini o no, parlano sempre piano per non dare fastidio agli uccelli. ”Mia cara principessa - e calcò impercettibilmente il mia cara– voi ben sapete che le gru migrano. Le gru quelle vere sono grandi viaggiatrici, hanno gambe lunghe e becchi lunghi per arrivare un poco più avanti nei loro viaggi, e hanno belle pancie piumose per tenere dentro le uova del futuro e le riserve per i viaggi.   Proprio in questi mesi sono in un paese lontano, ma se vorrete accompagnarci a Capo Passero tra 23 giorni o 24 o forse 25 le vedremo passare. Verrete con noi Principessa?”, disse sottovoce d’un fiato, mentre la principessa tratteneva il suo di fiato e il  suo piccolo cuore scoppiava d’amore      ”Si, verrò con voi”, rispose.

Ancora una volta, immantinente, si approntò una spedizione, principesca questa volta.               

Alla spedizione furono invitati i due ornitologi che erano stati rinchiusi nelle profonde segrete, non fu invitato invece il capo degli armigeri che, a causa di ciò, smaniò e smaniò di gelosia. Durante il viaggio fu bloccato per sempre il terribile cantiere della nuova autostrada e si piantarono milioni di alberi lì dove sarebbero passate milioni di auto. La principessa, su consiglio del suo esperto privato ornitologo arlecchino nero, decretò che in tutto il reame da ora in poi le macchine di ferro che servivano per spostare in alto i pesi non si sarebbero più chiamate gru ma si sarebbero chiamate brutture semoventi, e questo per non confondere la mente dei bambini e delle principesse.

Giunsero infine a Capo Passero e una bella mattina giunsero anche le gru.

Erano impegnate in un maestoso volo ma due di loro si fermarono davanti alla principessa e al suo fidanzato, fecero una compìta riverenza, disegnarono a terra due ombre tremolanti a forma di uovo, bofonchiarono qualcosa in gruesco  uuurhuuù uuuurhhhùùùù, che sinceramente nessuno capì, e ripartirono.

La principessa allora sorrise, sorrise di cuore e ancora oggi il suo viso è luminoso.

Nel viaggio di ritorno tutta la compagnia piantò decine e decine di cartelli con frecce e saluti, con le scritte “per di qua, salve, benvenuti, venite pure, spiaggia ospitale, tranquilli niente cancelli e sbarre, in questo paese sono benvenuti rondini gru farfale persone elefanti ed orsi polari” ed i cartelli erano colorati ed in tante lingue diverse.

Ah… dimenticavo.

Al rientro a corte, alcuni mesi dopo, la nostra principessa alta e bionda era diventata molto ma molto ma molto più bella, non era più secca secca e mostrava con orgoglio una bella  pancia tonda.

 

 

 

 

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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