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Ma tu lo sai chi è HOKUSAI?

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Nel nono mese del decimo anno

Nel paese di Edo, in Giappone, nel nono mese del decimo anno del periodo Horeki, cioè nel novembre dell’anno del Drago 1760, in una bottega di specchi nasce un bambino che diventerà uno dei più importanti pittori del mondo.
Katsushika Hokusai iniziò a disegnare da piccolo, a sei anni riproduceva animali ed oggetti d’uso domestico; fu messo a bottega da un un famoso pittore del suo paese, Katsugawa Shunsho, che gli insegnò l’arte dell’incisione e dell’intaglio.
Hokusai è una capa fresca, decide da subito che è meglio comportarsi da kijin – da mattarello- piuttosto che seguire le rigide regole di comportamento della società organizzata in classi del Giappone del XVIII secolo.

Un giorno Hokusai fa portare nella piazza del tempio di Gokokuji centoquaranta fogli di carta di riso grandi come un tatami e li stende a strisce, sei secchi di colore nero, una scopa di bambu, ordina il silenzio per tutti. Guarda il sole un attimo e sembra vacillare, stringe gli occhi, recita un mantra sottovoce ed intinge la scopa nel colore nero, danza tutto il giorno da un foglio all’altro, da una striscia all’altra, non mangia, non beve.     A sera fa riunire i fogli, li compone sulla facciate del tempio e con meraviglia di tutti ecco comparire l’immagine del saggio Daruma fondatore della dottrina zen.

Hokusai cambierà nome diverse volte, ed accanto ad immensi cavalli dipinge due passeri su di un chicco di riso.
Le onde, i fiumi, la pioggia, le montagne, le piante, gli animali e le persone sono i suoi soggetti permanenti, ne disegna a migliaia e nascono i “manga”.

Verso il 1814 alla presenza del potente shogun Ienari sfila una porta scorrevole e per alcuni minuti traccia con una scopa una serie di linee blu sinuose sul  grande telo posato a terra, poi si ferma un giorno, non parla, sembra non guardare nessuno.
Lo Shogun offeso potrebbe fargli tagliare la testa e ci sta pensando, Hokusai tira fuori da un sacco un bellissimo gallo, intinge le sue zampe in una tina con il colore rosso e lascia libero il gallo sul telo della porta precedentemente dipinto.   
Il gallo ed Hokusai si muovono per un po’ di tempo, attorno tutti sono scandalizzati e borbottano per l’offesa, Hokusai riprende il gallo e fa alzare il telo, meraviglia sorpresa ed ammirazione dello Shogun.  Hokusai si inchina, presenta la sua opera “Foglie d'acero in autunno lungo il fiume Tatsuta” e va via con il  gallo.
 
Disegna mostri e fantasmi con corpi evanescenti e masse impenetrabili. Galline e tartarughe sono riprodotte su ventagli e paraventi in ogni dimensione e posizione. Intriganti dipinti e disegni erotici, gli shunga, faranno scuola anche in Europa.
Leoni e tigri danzeranno leggeri nella neve.  
Le trentasei vedute del monte Fuji saranno la sua opera più famosa, i suoi 15 volumi contenenti migliaia di figure manga diventeranno testi di consultazione per milioni di studenti in tutto il mondo.   Si prende gioco dei potenti, come nel caso della illustrazione di un samurai felicemente seduto su una latrina, mentre i suoi portantini si otturano il naso.
Nel 1840 un incendio nel suo laboratorio brucia molti dipinti e si perderanno così importanti opere d’arte. Hokusai riesce a salvare i suoi pennelli; questo danno segnerà economicamente gli ultimi anni ma non perderà il gusto della vita e la sua leggerezza.

A settantaquattro anni Hokusai o meglio Manji, il vecchio pazzo, disse «Dall'età di sei anni copio la forma delle cose, e dai cinquant'anni pubblico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settant'anni non c'è nulla degno di considerazione. A settantatre anni ho iniziato a capire l'essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci,
della vita di erbe e piante, per questo a ottantasei andrò oltre;
a novanta ne avrò approfondito ancor di più il senso recondito e a cento anni avrò veramente raggiunto la comprensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria.
Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor’ signori che godranno di una vita lunga di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato.»
Succede però che Katsushika Hokusai morirà all’età di 89 anni
e lascerà come testamento questo aiku:
"Hitodama de,
yuku kisani ya,
natsu no hara"

"Anche se da fantasma
me ne andrò per diletto
sui prati d'estate".

Raccolto ed elaborato da Pio Acito

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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