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Ier sera

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Ier sera
 

Ci pensavo da due giorni, ne avevo voglia ed il naso mi sollecitava.

Scelgo con cura una trentina di peperoni piccoli verdi da friggere, piuttosto polposi.

Scelgo mezzo chilo di pomodori rossi, tipo fiaschetto, ben maturi e con la buccia sottile.

Una cima con quattro foglie di basilico. Un euro e quaranta. Grazie, buon giorno.

Che cena.   Lavo i peperoni e taglio il peduncolo lasciando la corona e i semini dentro. Metto su una padella larga e fonda con 150 grammi di olio di oliva e uno spicchio di aglio con la camicia.

L’olio sussurra appena, ecco! calo i peperoni ben asciugati prima e copro la padella che sotto ha una fiamma media. I pomodori si lavano, tolgo da ognuno il culetto (si acciungono i culetti al pasto dei cani) e taglio i pomodori in quattro cinque tocchi irregolari, si girano i peperoni, schizzi leggeri di olio bollente, profumi in cucina, ancora pochi minuti.

Non far bruciare i peperoni, più che biondi, mai neri. Si tirano fuori dalla padella e si azzera quasi la fiamma. I peperoni finiscono in un piatto fondo assieme all’aglio incamiciato e fritto, con una bella spoverata abbondante di sale fino e ci si versa sopra metà dell’olio rimasto in padella, coprire con un altro piatto.

Nell’olio che sta nella padella si calano i pomodori tagliati prima e si aggiunge un altro spicchio di aglio questa volta mondato e tagliato medio, sale fino, peperoncino piccante (ad libidum! ma senza esagerare), le foglie del basilico strappate. I pomodori cuocciono a fiamma bassa e per poco tempo, quello giusto che fa evaporare l’acqua in eccesso contenuta.

Adesso altri profumi per la cucina, altri suoni dalla padella.

L’occhio, il naso, la mano decidono quando basta, cioè quando è il momento di calare la metà dei peperoni fritti che hanno riposato tra i piatti. Ecco! Adesso. Una girata ed una voltata, pochi minuti, ne bastano due, si spegne e si copre. Questi due minuti saranno, poi, essenziali per arrivare all’orgasmo, ci siamo quasi.

Intanto tagliate due fettine sottili di pane fresco, piccole! mi raccomando. Ci schiaffate su due peperoni grondandi olio, stringete un po’ ed addentate chiudendo gli occhi, una goccia di olio se ne andrà fuori dalla bocca a scivolare di lato, non dateci peso, la recupererete tra qualche secondo. Masticazione lenta. Da quando non mangiavate un panino così?

Non deve essere più di tre morsi, dopo, cambia gusto.

Ancora due ore.

Ier sera. Scopro la padella che ha conservato i peperoni ed i pomodori, un giro veloce con il cucchiaio a rimescolare il tutto e di nuovo la cucina traballa di profumi. Fiamma bassa.

Tavola apparecchiata, vino rosso di sostanza, gli altri che mangino quello che vogliono.

Due uova fresche terrigene e biologiche sono aperte nella padella tra i peperoni, uno spolvero di sale sulle uova, coperchio, forse son troppi anche 40 secondi, il trasparente che diventa bianco.

Fatto. Nel piatto piano, con attenzione, continua la provocazione per le narici, per la gola che freme.

Uno spettacolo che pare la notte dei fuochi pirotecnici per quanti colori riesce a tenere dentro.

Tutti i verdi, tutti i rossi, il bianco, i soli gialli dei tuorli e le nuvole del fumino che sale.

A tavola. Ci vogliono ancora sei o sette secondi, un lungo sguardo, la indecisione su quale parte della fetta del mezzochilo di pane con le patate utilizzare, ecco! Questa! e tengo pronta anche quest’altra.

Viaaaa. Con le mani, la forchetta è un optional, praticamente inutile. Ci vuole ritmo e passione, musica in testa, il palato vibrante, la lingua prensile, poco vino, si buttano giù cinque fette di pane, il peperoncino fa la sua parte, il piatto si svuota e si pulisce in un tempo brevissimo.

Già finito?

Un piatto così è come una donna che dimentica le ore di preparazione, i toccamenti, le parole, la dedizione, l’assolutezza del pensiero, la leggerezza, la complicità, la complessità.

Come una donna che per “sfinire” ha bisogno di più tempo che non un magnifico piatto di peperoni al sugo con uova.

Ier sera.

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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