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Da noi c'è stato un terremoto

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Da noi c’è stato un terremoto         
 

Erano passati tre giorni ed ancora non riusciva a riposare. C’era sempre grande agitazione al campo numero tre; camion che arrivavano, camion che partivano, bambini che piangevano strillando e vecchi che piangevano pure loro, però in silenzio. Adesso un altoparlante chiama in continuazione le persone e dice della mensa, delle coperte e chiede un elettricista e grida sempre. Un sacco di fuoristrada, tutti attrezzati radio ed antennone, fari e lampeggianti gialli blu e bianchi, un esercito agitatissimo di volontari gialli e blu, ma più gialli, non puoi dire una cosa e subito sono a completa disposizione, una pacchia.                        Una pacchia ma anche un grande stanchezza, dalle spalle alle gambe e giù fino ai piedi, come se avesse un sacco di sabbia invisibile spalmato addosso che pesa tutt’uguale.

Sentiva questo peso accumularsi un poco alla volta sin dalla prima notte dopo il terremoto. Subito aveva visto tutti scappare, tutti gridare, ma li aveva visti al rallentatore, sembrava che scappassero piano.

Non aveva sentito un grido o meglio non si ricordava nessun grido eppure tutti, anche sua sorella, anche sua madre avevano gridato forte dallo spavento. Ora alcuni momenti tornavano alla memoria, ancora una volta piano, come se avesse la testa dentro una bolla di plastica piena d’acqua, forse come vive e vede un pesciolino rosso.

Il pavimento trema forte. Rivede se stesso tremare forte e quasi cadere, una vertigine; il rumore secco e lungo di vetri e mattoni spezzati. Ah! Ecco, ora si aggiunge un ricordo chiaro: il lampadario che oscilla e si stacca, ma non cade fino a terra, rimane lì appeso per un filo, la lampadina accesa per un secondo, poi si spegne e sembra zittire anche il televisore, di là le grida della mamma, ma cosa mai avrà detto? Da sotto il letto, le mani in testa e gli occhi in su, vede che in cucina cade il tegame con la minestra ed una macchia oleosa e fumante si allarga sul pavimento ed il tegame che rimbalza due volte come in un film. Non c’è rumore! Non quello del tegame, altri rumori: a pezzi, rumori……rotti. E poi sotto, un po’ lontano, ma……qui dentro la pancia, un altro rumore basso lungo profondo, come cento camion a rimorchio che in salita tirano le marce.

Il terremoto! C’è stato il terremoto, trema ancora, questa è una altra scossa forte, “allontaniamoci da qui, cadono pezzi di muro! Hai preso le chiavi di casa? Hai chiuso il gas? Hai chiuso tu? Bravo, hai fatto bene!”.

Mi sono ricordato, ma come avrò fatto a pensare a questa cosa in quella confusione? Mi sono ricordato che a scuola la maestra lo aveva detto: “quando c’è un terremoto bisogna mettersi sotto i tavoli o sotto i letti e solo dopo un po’ di tempo si può uscire, ma prima bisogna chiudere il gas”.  A me questa storia del gas è venuta in mente proprio allora. Stavo sotto il letto, il pavimento tremava contro la pancia, anche io tremavo forte, quasi piangevo per la paura e già ci avevo il pensiero del rubinetto centrale del gas, come se quello fosse compito mio.

Dopo un po’ tutti fuori, per strada, andiamo verso l’area di attesa che poi è il parco vicino; è ancora chiaro, un sacco di gente che corre e qualche stupido che strombazza nervoso con l’auto bloccata nel traffico. Noi stiamo un giorno nell’area di attesa e lì sembriamo tutti più calmi, si stringono le mani, qualcuno si abbraccia. Anche questa storia ora la ricordo bene.

Però sono stanco ed ancora non capisco bene come funziona questo campo numero tre.

Adesso che ci penso, io ho un amico di penna, giapponese e loro con i terremoti ci vivono ogni giorno. Dear pen-friend, dear Kato Tanaki, da noi c’è stato un terremoto ed io ho avuto molta paura. Si sono rotte molte case e ci sono stati parecchi feriti. Anche casa mia si è rotta parecchio, ora stiamo in una area di ricovero che si chiama “campo numero tre”. Stiamo in una tenda molto grande, la numero diciotto, ma non è un campeggio; c’è molta confusione, però si mangia alla mensa degli alpini e ci hanno detto che dalla settimana prossima si farà anche scuola nelle tende. Quando c’è il terremoto in Giappone voi cosa fate? Speriamo che il tempo faccia il bravo perchè se qui piove io penso che siamo nei guai. Mi hanno dato un giubbotto blu molto bello ed un video gioco palmare anche se non è Natale.

Tanti saluti dal tuo amico di penna italiano.

Aggiungo che tutti hanno detto che sono stato un po’ eroe perché ho chiuso il gas prima di scappare da casa.

 

Solita vita al campo numero tre, ora si va pure a scuola nella tenda grande della mensa in un orario assurdo, ma va bene così perché mi stavo annoiando. I volontari sono simpatici e ci fanno giocare e tenere pulito il campo, abbiamo visto quelli che portavano le statue sul furgone e ci hanno spiegato che così salvavano le chiese e l’arte. Solo i grandi fanno sempre discussioni, come se il terremoto si fosse ingoiata tutta la pazienza, nessuno ascolta, tutti si interrompono e parlano sempre di danni e di soldi.

Funziona la posta. Per me arriva una lettera dal Giappone, il portalettere fa lo spiritoso, è il mio amico di penna che scrive, lui non può capire!

Dear italian pen-friend, ho letto un sacco di cose strane nella tua lettera. Finalmente anche tu hai provato il ballo della Terra. Mio nonno Hokusai dice che è meglio accompagnare una dama nel ballo piuttosto che stare dritto e rigido (“mentre lei si agita morbida”- questo mio nonno lo dice ridendo e sottovoce, ma io lo sento bene lo stesso) e che è meglio fare esercizi ed essere sempre pronti per il ballo. Io credo che tutto il Giappone sappia ballare con la Terra anche se il giorno del mio secondo compleanno da noi ci sono stati gravi danni ad una città disordinata di nome Kobe. Lì ci sono uomini stupidi che per fare più soldi avevano dimenticato gli insegnamenti.

Noi quando c’è un terremoto non facciamo niente, però facciamo alcune cose prima. 

Facciamo molte esercitazioni a scuola, pure per strada e negli uffici. Io ho sempre con me un caschetto che metto in testa in meno di tre secondi (nel mio ci ho aggiunto la cuffietta del walkman! invidiatissimo da tutti); abbiamo imparato a non mettere le cose pesanti in alto, abbiamo i lampadari di plastica leggera o di carta. Quando c’è un terremoto sono poche le case che si rompono e se si rompono i proprietari pagano pure una multa per non averle costruite bene. Le nostre case, anche i grattacieli altissimi, sono elastiche e si muovono con il terremoto, non cercano di resistere alla forza della Terra. Anche io penso che tu sia stato bravo a chiudere il gas. Chiedi a tuo padre di mettere un disgiuntore automatico, così se al prossimo terremoto ti dimentichi di chiudere il gas, ci pensa il disgiuntore a staccare tutto. Ti saluta anche mio nonno Hokusai che si è divertito molto a sentire quello che riuscite a fare in Italia per un piccolo terremoto. Andate in vacanza dalla scuola, dal lavoro e litigate pure. Ti chiedo umilmente scusa per questa lettera lunga ma è la prima volta che scriviamo di una cosa seria.

Ti saluto, il tuo amico di penna giapponese.

Dovrò rileggerla questa lettera, e forse devo farla leggere anche alla maestra. E’ troppo forte il mio amico Kato Tanaki, però lui ha due anni più di me!

Nel tempo che siamo stati al campo la stanchezza è passata, ho imparato molte cose, ed anche che si può vivere un po’ più scomodi e senza troppe robe intorno.

Un pomeriggio che sembrava tutto calmo ho parlato con uno grande della Protezione Civile, gli ho fatto vedere la lettera del mio amico di penna. Mi ha detto che al dipartimento sarebbero molto d’accordo con nonno Hokusai e che se anche in Italia si facessero più esercitazioni e più prevenzione si potrebbero avere meno danni e meno disagi per tutti.

Aggiunge poi una cosa strana: “i giapponesi sono fortunati perché i terremoti ce li hanno ogni anno mentre noi in Italia ce li dimentichiamo”.

Io gli ho chiesto se prevenzione vuol dire che mi debbono dare un caschetto con le cuffie e lui del dipartimento ha detto di si, ma senza le cuffie.

 
 

- Zhuge_Liang – grande stratega, generale e uomo politico della Cina del secondo secolo- scrisse “Per ottenere forti pilastri avete bisogno di alberi dritti; per ottenere amministratori saggi avete bisogno di uomini retti. Gli alberi diritti si trovano nelle lontane foreste e gli uomini retti fra le umili masse. Pertanto, quando i sovrani intendono nominare qualcuno, lo vadano a cercare in luoghi oscuri” (Padroneggiare l’arte della guerra).

- I tiranni interpretano a modo loro la ragione, la virtù, la bontà e la cortesia. E’ per questo che il saggio taoista Chuang_tzu dice: ”Non c’ è niente di meglio dell’essere chiari”.

- Terremoto di Kobe, nel gennaio del 1995,   produsse gravi danni in Giappone (più di 4mila morti, eccezionale per quella regione non per la intensità, comunque molto forte -7,3 Richter-, ma per la quantità di danni ai fabbricati ed alle reti energetiche) perché avevano modificato le regole edilizie ed urbanistiche per velocizzare i tempi di costruzione e ridurne i costi, dimenticando così il peso dei terremoti in quell’area.

- Hokusai,  Katsushika Hokusai (1760 - 10 maggio 1849), conosciuto semplicemente come Hokusai (北斎) fu un famoso pittore giapponese e realizzatore degli Ukiyo-e. Nel tempo di circa 80 anni realizzò moltissime pitture di grande pregio rappresentanti paesaggi ed animali.

Umilmente il suo impegno fu quello di voler imparare a disegnare un punto vivente osservando la Natura.

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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