LIBRI NEL VENTO

Il terzo avatar di Visnu, ovvero: mio cugino il cinghiale

torna ai racconti
Così parlò, così visse Varãha
terzo avatar di Visnu
 
Così parlò. L’onnipotente si trasformo in cinghiale, nero come una montagna e ricoperto di oro fino, le zampe nere come i flutti del sacro fiume Yamunã, le setole contorte come gorghi, irresistibile come la sua corrente, splendente come suo padre l’Himãlaya, imperturbabile ed impetuoso, immacolato ed ammaliante nel suo corso.
Il grande corpo lucente di sudore sembra una nube di tempesta carica di fulmini, una collana di perle brilla sulla sua pelle come fosse uno stormo di aironi tra le nubi; le due zanne sono falci che brillano nel buio come luna divisa dalle nuvole; ed avanza portando nelle mani il disco e la conghiglia, come la montagna madre circondata dal sole e dalla luna.
 
Questo è il cinghiale Sri Varahadeva,
terza reincarnazione di Visnu, che scende sulla Terra per ripristinare l’ordine cosmico scompaginato dal tiranno Hiranyãksa.
La possanza del cinghiale, la sua strenua difesa della prole e della genie,
il suo amore per la Terra sono gli strumenti che il Signore delle creature    –Visnu- userà per far riemergere il pianeta dal profondo degli oceani.
Sri Varahadeva, il cinghiale, fiutò la Terra con il suo potente senso dell’odorato e trovatala che giaceva sul fondo dell’oceano Garbhodaka
la sollevò sulle sue potenti zanne. I saggi che furono testimoni di
questa impresa glorificarono il Signore come mahidhrah,
”Colui che sostiene la Terra.”
 
Il poeta Vaishnava del dodicesimo secolo Jayadeva così loda
il Signore Varaha: “O Kesava! O Signore dell’universo!
O Signore Hari che hai assunto la forma di un cinghiale!
Tutte le glorie a te! La Terra, che era sprofondata nell’oceano
Garbhodaka in fondo all’universo, è ferma sulla punta
della tua zanna come un punto sulla Luna.”

La seconda incarnazione, nella forma di nero cinghiale, si manifestò per uccidere Hiranyaksha, l’archetipo Daitya, la progenie atea di Diti.
Lo Srimad-Bhagavatam narra che una volta Diti convinse suo marito, Kasyapa Muni, ad unirsi a lei al crepuscolo, ora riservata all’adorazione del Signore Supremo. Nonostante che Diti e Kasyapa seguissero rigidamente i principi religiosi, la loro trasgressione portò alla nascita dal grembo di Diti di due gemelli atei. Durante la sua gravidanza il sole rimase oscurato e quando partorì i gemelli si scatenarono grandi terremoti e comete predissero eventi nefasti, nuvole nere fecero piovere immondizie
e le mucche emisero sangue dalle mammelle invece del latte.
Uno dei gemelli fu il prepotente Hiranyaksha che sconfisse i principali governanti dell’universo e rubò le loro ricchezze. In accordo con il significato del suo nome, Hiranyaksha o “colui il cui occhio cerca sempre l’oro ed ha il cuore avido” scavò le ricchezze sepolte della Terra e sconvolgendone l’equilibrio ne provocò la caduta nell’oceano Garbhodaka.
      

Un giorno il perfido Hiranyaksha si tuffò nel Garbhodaka e nuotò fino
alla dimora di Varuna per combattere contro di lui. Varuna, signore dei mondi acquatici, rifiutò di combattere e lo consigliò invece di affrontare il Signore Vishnu che poteva eliminare per sempre il suo orgoglio.
Proprio allora Sri Varahade aveva tratto in salvo Madre Terra dall’oceano Garbhodaka. Hiranyaksha alla vista del pianeta Terra che posava sulle zanne del cinghiale, pieno di invidia, così lo rimproverò:
“O animale anfibio, la Terra intera mi appartiene. Non potrai uscire di qui vivo se non mi restituisci il pianeta. Oggi ti spaccherò la testa con la mia mazza.”  Il cinghiale balzò fuori dall’acqua proprio come fa un elefante maschio quando esce da un laghetto perché assalito da un coccodrillo. 
Il demone inseguì il cinghiale gridandogli:
“O codardo, non provi vergogna a fuggire davanti a chi ti sfida?”
Il cinghiale nero posò la Terra sull’acqua facendola galleggiare con la sua suprema potenza. “O vanaglorioso Hiranyaksha, io sono veramente un cinghiale selvatico che desidera uccidere un prepotente come te.
Smettila di parlare in modo così borioso e vincimi se puoi.”    
Così sfidato Hiranyaksha si agitò come un cobra.
Si diresse verso il cinghiale e lo attaccò con la sua mazza, ma Sri Varahadeva schivò facilmente il suo colpo. Hiranyaksha ed il cinghiale si colpirono ripetutamente a vicenda, ma entrambi schivarono abilmente
i colpi del nemico. Lo scontro brutale fece perdere sangue ad entrambi. Ogni ferita aumentava la collera degli adirati contendenti, che sembravano due tori che combattono per una mucca.

Una intera notte poi un giorno ancora e per mille anni si batterono ed erano sanguinanti e sfiniti. Varaha allora chiamò il suo indistruttibile disco Sudarsana alla cui vista il demone scagliò la sua mazza e il suo tridente infuocato contro il cinghiale. Come un rapace afferra la sua
preda, così il cinghiale afferrò la mazza e fece a pezzi il tridente
con il suo disco Sudarsana tagliente come un rasoio.
Viste le sue armi distrutte, il demone colpì con il pugno l’ampio
petto di Sri Varahadeva.   Sebbene il pugno del demone avesse
la potenza di frantumare la roccia, il suo  rumore sordo sembrò
al Signore quello di una ghirlanda di fiori.    
Allora il perfido Hiranyaksha ricorse alla magia, creando con l’illusione altri mille demoni, temporali, venti impetuosi, nuvole minacciose
e un diluvio di macigni, ma il disco Sudarsana del cinghiale
dissipò queste magie. Hiranyaksha allora provò a stritolare Sri Varahadeva tra le sue braccia, ma il Signore, che non è limitato
dallo spazio e dal tempo, sfuggì alla presa del demone.    
Quando Hiranyaksha tentò un ultimo assalto,
il cinghiale lo colpì con i suoi denti a falce alla base dell’orecchio, Hiranyaksha annaspò con gli occhi sporgenti che gli uscivano
dalle orbite e cadde al suolo come un albero sradicato.
Ricoperto dal sangue del demone, le gote di Sri Varahadeva tornarono ad essere rosse come un elefante diventa rosso scavando la terra.
 
 
Le lodi dei saggi
I saggi dei sistemi planetari superiori glorificarono Sri Varahadeva
–il cinghiale- come mayamaya ovvero Signore di tutta la conoscenza, di tutta la misericordia e di tutta l’illusione. Egli  aveva ritrovato
la Madre Terra, con benevolenza l’aveva inserita nella sua orbita
e con grande sforzo aveva sconfitto la magia e l’ingordigia di Hiranyaksha.
I saggi lodarono Sri Varahadeva –il cinghiale-
anche come “Insuperabile goditore di tutti i sacrifici”.
Dalla Sri Isopanishad (Mantra 1) apprendiamo che
tutto deriva dalla Terra e tutto finisce nella Madre Terra
e perciò il devoto si propone di rispettarla.
Invece chiunque stupidamente desideri di abusare di
ciò che appartiene alla Terra viene distrutto come Hiranyaksha.
Così visse
I cinghiali sono nemici da abbattere perché vivono profondamente la Terra,
essi rivendicano il diritto alla vita contro la cupidigia e l’invidia dell’uomo.
La saggezza orientale induista, mille e mille anni fa, ha saputo distinguere demone e salvatore.
Pio Acito - 2008 -
 
i manga dei cinghiali sorridenti sono
di Katsushika Hokusai (1760-1849)
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
realizzazione siti internet Matera