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Il re gallo e la principessa Sterenn

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Il re gallo e la principessa Sterenn

 

In un tempo diverso da ogni tempo, in un luogo diverso da ogni luogo viveva un gallo o meglio si pensava che vivesse un gallo, e lo si pensava soltanto perché nessuno aveva mai visto un gallo. Tutti avevano visto delle specie di ex animali che chiamavano polli ma erano sempre inanimati, sempre nudi e spesso cotti bruciati. Tutti erano d’accordo per chiamarli polli. Nessuno sa perché, ma pollo voleva dire anche fessacchiotto, uno che si fa spennare e cuocere così senza fare troppe storie. I polli tutt’al più pigolavano un pochetto e sbattevano le ali prima che una feroce lama rotante gli tagliasse di netto il collo e così via la testa, via la voce, via le piume ed avanti con l’impacchettamento, polistirolo sotto plastica sopra, del vero pollo ruspante.

Solo pochi sapevano da dove arrivavano i polli, solo pochissimi avevano visto crescere un pollo e poi solo uno conosceva la mamma di tutti i polli, l’incubatrice.

La mamma di tutti i polli era un armadio di ferro grande e caldo che faceva nascere migliaia e migliaia di animaletti giallini, pipiii-pipiiii-pipiiii, pigolanti e piangenti che non si capiva niente, solo un sacco di rumore e di pianti. A quell’uno, che conosceva la mamma incubatrice, gli erano cresciute delle specie di piumazze nere nelle orecchie così spesse e sporche che da molti anni non sentiva i pianti ed i pigolii, pipiiih-pipiiiih-pipiiiiiihh, niente! non sentiva niente.

Quelle migliaia di pulcini stavano un po’ zitti solo quando mangiavano ed erano obbligati da un sole finto sempre acceso lì in alto nel capannone, a mangiare, a bere, a litigare, a fare i bisognini, a non dormire, tutto molto velocemente perché era scritto su di una lavagna “Giorni dal – al - peso 1chiloe600 da raggiungere entro ….subito, altrimenti penale” e penale era sottolineato.

Che razza di vita, nascere in un armadio di ferro caldo, mangiare bere respirare aspettare invano la notte, vedere arrivare la lama rotante sul collo, e……… piiiiiiiiihhhh!

A mani piene. Quel tipo che conosceva l’incubatrice, prendeva a mani piene i pulcini e li portava nel capannone per la crescita, ogni 20 giorni migliaia di pulcini, così per tutta una vita.

Ma una vita gli sfugge. Una piccola vita gialla e spaventata, scivola tra le dita e scompare sotto le tavole. Un piccolo cuore batte forte dallo spavento, zitto, dove vado?

Di la! E’ fuori da tre o quattro reti, libero e piccolo nei campi, piiiiiihh! C’è qualcuno?

Ciaafff-Acqua! Gnamm-vermetto! Rignamm-seme! Hmmmm-buono! Si può vivere.

Il pulcino vive e cresce, sulla sua testa non c’ è nessun cartello “Peso 1chiloe600 da raggiungere entro ….subito, altrimenti penale”, può vivere i suoi giorni senza scadenza ma con la notte e beato lui, vede……le stelle.

Ma può esistere un pollo selvatico? No! Non esiste proprio!

Può esistere un gallo libero! Così libero e sovrano che il nostro eroe diventa proprio un re gallo.

Re? Si! Proprio un re. Per nessuno dei milioni di pulcini cresciuti nei capannoni e finiti nelle macellerie c’è mai stato il tempo di far crescere una cresta rossa e due signori bargigli. Ebbene al nostro eroe, nel tempo di pochi mesi, è venuta su in testa, giusto al centro, una bellissima cresta a 7 punte e sotto il becco due gran bargigli da manuale, insomma proprio roba da re.

Patroclo, si chiamava così. Patroclo, gli piaceva il suo autonome, visto che nessuno lo chiamava, si chiamava da solo: Patroclo! Ed anche plurilingue: maj neim it’s Patroclo; uì! j suì Patroclò! etc. etc. Si, insomma girava per i campi e poteva scegliere ogni stagione quello che più preferiva. Grano saraceno, orzo, vermetti, grilli, mosconi e moschini, ma i suoi preferiti erano i frutti di una bella coltivazione di granturco messicano e biologico. Buonissimi perché quei semi erano ripieni. Ogni chicco giallo conservava dentro un bel vermetto salterino, una vera specialità, degna del re gallo.

Patroclo si era inventato un bel gioco, così per rompere la monotonia della vita libera e spensierata. Raccoglieva 84 o 85 semi salterini, ci faceva un montarozzo, si piazzava lì davanti a tre palmi e ooppss! Su! dritto nel becco, un seme la volta……un vero piacere reale. Un giorno stava lì con i suoi semi salterini davanti, già pronto per l’ooppss, quando……quando……una papera di passaggio ed al volo radente non ti va ad infilare il suo grosso becco largo e arancio sotto il montarozzo e…… aahhhmmm! fa sparire tutti gli 84 semi.

Patroclo è gelato, sotto le piume colorate è tutto bianco.

Quel giorno faceva un bel caldo, fine estate, granturco maturo e Patroclo gelato per il grave furto subito. Quasi un infarto. Quella sfacciata della papera è lì, vicino a becchettare nel suo campo.

-Ma chi sei? Ma che vuoi? Sciò!

-Specie di pollo selvatico! io sono una papera migratrice, sono la principessa Sterenn, vado in migramento, sono in migrazione, mi sento la micragna e mi viene la emicrania, insomma mi sto impaperando. Vorrei solo riposare un po’, mangiucchiare qualcosa e poi riprendo il mio viaggio. Ma tu che razza di pollo sei?

-Ma quale pollo e pollo, io sono un gallo e dalla mia superba cresta, tu che sei una principessa, dovresti ben capire che sono un gallo reale. In verità sto ancora decidendo se dare il mio nome ad una intera regione della Francia o se mi accontenterò di fare la mascotte alla nazionale di calcio. Dipenderà da quanto granturco salterino mangerò questa stagione. Ma tu, cara la mia signora principessa papera ladra, donde vas, addo’ vai, quo vadis?

- Guarda lassù, li vedi quelli? sono i miei cugini, i miei amici, stiamo andando al Sud. Però, buoni questi tuoi vermetti rivestiti di polenta cruda, queste palline messicane animate, questi animisti mescolati e rimbalzanti, ecco che di nuovo mi impapero! Aiutooo! Quaack!! Beh, grazie tante ora vado! Ciao, pollo reale!

- Meglio che tu parta, vai, vai al Sud, pollo reale a me! Papera che non sei altro, meglio che tu parta, perché le papere neanche dietro le porte nei campi di calcio le vogliono. Chicchirichiii!!

E……… i miei omaggi principessa, salutami cugini ed amici paperi.

 

Patroclo ripensò molte volte al suo incontro con la principessa paperotta migratrice, gli tornavano in mente quelle belle piume colorate, quelle curve delle ali e quel becco, aahhh! quel becco così largo e arancio, proprio da principessa!

Nei molti anni che visse, alla fine di ogni estate preparava ai margini del suo campo di granturco dei bei montarozzi di 84-85 semi salterini a disposizione di tutte le papere migratrici e delle principesse.

 

 

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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