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Lontani parenti, parenti pelosi

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Lontani parenti

parenti pelosi

 

L’anguria aveva un avo, un parente lontano. Lontano nel tempo e nel portamento, ma pur sempre un parente.

E fu così che, in un luogo diverso da ogni luogo, in un tempo diverso da ogni tempo, ebbe inizio il viaggio della nobile anguria alla ricerca delle proprie radici.

 

Vicino a lei c’era stato un record regionale. Tre file più in là, dove era bucato il tubo dell’acqua, una sua cugina aveva raggiunto i trentotto kili, seconda classificata alla fiera del sud. Facile così arrivare a quel peso, quasi annega per due mesi nella fanghiglia ad ingozzarsi d’acqua e fertilizzanti.

Se lo ricordava ancora quel negro mezzo nudo che scalzo e sudato scivola nel fango, sbraita, quasi ci si aggrappa e poi si deve piegare sulle gambe per sollevarla, 38 kili! che bellezza!

Quella grossa cugina non si lancia come le altre nel cassone, è portata delicatamente al padrone che guarda, sorride, alla fiera! Fiera della CUCURBITA ROSSA: seconda classificata e mille euro di premio, quasi quanto una camionata di angurie.

Verde lucente fuori, liscia, bella rossa, soda, con tutti i semini giusti, la trama bianca rada e discreta, una meraviglia la sua cugina, un vero orgoglio della azienda. Tutta acqua, senza sapore, nessun piacere a morderla, una vera fregatura e si che avevano preparato una festa proprio per lei, una cena a base di sola anguria. Trentotto kili, cosa vuoi di più?

Una “sòla” di anguria per cena e giù gli sfottò. Pompata! è una anguria pompata! l’hai voluta così grossa ed eccoti una caterva d’acqua pagata ben cara. La cugina anguria finisce a spicchioni nel cassonetto più vicino.

Tutto questo si era risaputo, le angurie lo avevano saputo.

Non si sa come; non si sa per quali vie segrete viaggino i pettegolezzi tra le angurie, ma arrivano più veloci dei tiggi.

Jessica -la nostra protagonista ha scelto un nome americano, da reality- sta con novantasei sorelle e cugine in un cassone verde, sotto ed affianco ad altri 34 cassoni verdi, su un camione giallo e blu, viaggia verso un iper del nord. Venduta al completo nei quattrocento quintali. A lei va bene, sta all’ombra, vibra tutta, ancora un po’ e si addormenta. A lei serve poca aria, ed anche a quei tre negri schiacciati rigidi e sudati tra i cassoni più in basso serve poca aria. Ma forse a quei tre negri di aria ne servirebbe di più, come faranno a respirare così poco per tanto tempo, con questo caldo?

Hanno venduto pure loro assieme ai quattrocento quintali di angurie? Pensieri, e sonno che arriva.

Sonno e pensieri, ecco……… si sogna!

Il grande campo si vede tutto, verde con stretti corridoi scuri, la grande fontana su ruote e l’arcobaleno che si muove piano a salutare tutti e si avanzano gli antenati, belli, leggeri e trasparenti ma senza le ragnatele e le catene dei fantasmi. Avanzano a braccetto e guardano e dicono piano piano cose segrete e stanno sollevati due piedi dalle piantine verdi e giocano con l’arcobaleno.

Due zucche gialle, un melone, uno zucchino, tre cetrioli e persino una vuota luffa sono tutti molto indaffarati a discutere con un esserino pelosetto irsuto e sputacchiante.

Questa parata di ispettori misura e squadra il campo di Jessica, ha da ridire su tutto: Ai miei tempi non si dava tanta acqua! - a noi zucchini ci lasciano arrampicare; - in Cina da noi c’è più rispetto, ci lasciano un po’ di erba tra i solchi; - a noi luffe ci debbono ripulire per bene e trattare con delicatezza se vogliono utilizzarci. Sono queste le cose che Jessica ascolta durante il sogno.

- Ma chi sono questi ispettori? E perché girano nel mio campo?

- Come chi siamo? E perché stiamo nel tuo campo?

- Caspita! sentono i pensieri sognati! Allora sono davvero potenti!

- Siamo la tua famiglia! Zucca e sorella nostra che non sei altro, siamo le cucurbitacee! Anzi, siamo una rispettabile commissione di controllo della grande famiglia delle cucurbitacee .

- Ma quale controllo? ma quale commissione? quale famiglia? voi siete zucche zucchine e cetrioli e l’unico che appena un po’ mi somiglia e quella specie di meloncino ma che c’ ha pure i semi bianchi, poverino! e poi quello sgorbietto lì sotto chi sarebbe? Il grande padre? Così piccolo e con tutti quei peli! Be’ via dal campo, via dal sogno, lasciatemi dormire che questo viaggio sarà lungo.

- Ma che ingrata! Noi vegliamo su di lei, controlliamo che possa crescere bella e sana e lei ci scaccia dal sogno! Meriterebbe di restare lì nel cassone sola con le sue parenti più strette fino a quando non sarà venduta: zerotrenta al kilo.

- Porta pazienza, caro cugino zucchino! le stanno abituando così, niente parenti, nessuna storia, ibride, solo acqua per gonfiarle, le vogliono togliere pure i semetti, neanche un peletto a ricordare lo zio Ecballio.

- Heemm, heeemmm, grazie per la citazione sorella zucca, si dimenticano tutti che solo poche migliaia di anni fa per esistere e per resistere se non ci avevi i peli e se non pungevi non ce la potevi fare. Oggi è facile nei campi recintati, protetti, annaffiati, pompati e persino ingegnerizzati fare le signore ed i signorini. Va bene, meglio così! Sembrano tutti belli e lucidi e non si accorgono che sono rimasti in pochi e sempre uguali, stagione dopo stagione. Però forse è meglio che la smetta perché altrimenti dicono che faccio sempre il polemico in commissione e che non vedo i lati buoni delle cose. Ma scusatemi che due cosine le devo proprio dire e tu cara la mia anguriona Jessica l’americana, ascolta bene.

Mille e forse più di mille eravamo, stesse radici, foglie simili, pelosetti, si pelosetti per molto tempo ed un po’ tutti, un bellissimo albero genealogico di cucuzze di ogni tipo, in ogni paese dalla cina all’africa alla merica e tutt’intorno al mediterraneo, non c’era terra scoperta senza almeno un nostro parente zuccoso.

Abbiamo campato tutti, belli e brutti, e persino gli uomini.

Buoni questi! Gli uomini, tsè!

Gli abbiamo dato un sacco di cose: maracas, sonagli, semi passatempo per i film mosci, ingredienti essenziali per le macedonie, contenitori per l’acqua e persino scarpe e cappellini, ed i loro tortelli di zucca come li avrebbero mai fatti senza noi zucche? e poi loro che ci fanno? Ci riducono! Ma come? Noi, cucuzzi di tutto il mondo, siamo impegnati da milioni di anni ad adeguarci, a capire il luogo giusto per il portamento giusto e loro che ti fanno? che ci fanno?

Modificazioni genetiche! poche specie e tutti uguali!

La natura non serve più! Basta il laboratorio.

Mettono assieme un pezzetto di fiore della zia zucchina con una fibra di alluminio e credono che gli vengono su direttamente le zucchine ripiene al forno che basta girare una manopola che è già in tavola rosolato. Ma jaaaatavinn’!-

finì zio Ecballio e per rivendicare le sue radici asinine sputacchiò lanciando un bel po’ di semetti e ……. ragliò forte.

- Zio Ecballio non fare così che ci svegli la Jessica, la poverina, cosa vuoi che ne sappia lei. La mettono nel campo piccolina da tre fogliette, sta lì per sessanta giorni a prendersi acqua e sole, arriva giusto giusto ai suoi quindici kili e tu la vuoi ammorbare con la genetica, con gli oggiemme.

Giusto! pensa e sogna la Jessica, che c’entro io? che ci posso fare? Però quanti parenti, quanti colori forme e sapori diversi e tutti che ci vogliono bene e pure il peloso zio Ecballio ci ha ragione. Ho sentito di quel laboratorio dove stanno sperimentando le angurie cubiche, stupidi uomini! Ma come possono immaginare di sposare una angurietta con un tetrapak? E già ci stanno togliendo i semi e non ci lasciano più nei campi, almeno qualcuna a fare tutto il giro della vita?

Uno scossone, il camione che frena bruscamente, i quattrocento quintali di angurie che sbatacchiano, Jessica si rompe, craaackkh!

si apre.

Il giorno dopo all’iper si scarica di notte. Giù i cassoni, aria, si respira, finalmente un po’ di fresco.

Ma quelli, chi sono? sono negri, sono morti?

No! Sono vivi! come avranno fatto lì sotto senza aria, senza acqua?

Guarda! c’è una anguria rotta, si sono salvati così per l’acqua di una cuccuzza dolce!

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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