LIBRI NEL VENTO

L'equipaggio misto di un sommergibile

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Sono tante le procedure che l’equipaggio di un sommergibile deve eseguire prima dell’imbarco e poi della immersione.

Coloro che intendono imbarcarsi ed immergersi, solo per potersi avvicinare al potente mostro di acciaio, debbono essere accreditati, verificati, certificati.

Coloro che intendono imbarcarsi ed immergersi debbono risultare nella storia e nella vita AFFIDABILI ed onesti.           Succede però che ognuno conosce diversi meccanismi per risultare ufficialmente AFFIDABILE ed onesto/a.        Mettiamo che l’equipaggio sia tutto composto da soggetti AFFIDABILI ed onesti, ci si può imbarcare.     Un momento! 

Un momento, un sommergibile è una macchina complessa, con spazi limitati, con apparecchiature sensibili, con armamento micidiale, con gerarchia rigida, con rumori ed odori tutti propri e quindi non ci si può entrare come in una discoteca.  

In un sommergibile si portano dentro pochissime cose e robe e si riportano tutte fuori, dopo.

In un sommergibile non si toccano le apparecchiature, non si fischia, non si fanno le scritte sui muri, in un sommergibile è oggettivamente difficile fare il bucato grosso e stendere i panni.

Alcuni si ostinano a dire che nei sommergibili non si può fare la pasta al forno e non si possono coltivare i fiori.

La biblioteca del sommergibile è come se non ci fosse. Pure i pochi libri sono “custoditi” come se le copertine, le parole, le virgole, le pagine, le storie potessero voler volare fuori all’aria.                

E se usassimo la fantasia? E se facciamo un po’ per ciascuno?

E se facciamo che il sommergibile ha un suo equipaggio, un equipaggio misto, un tot di marinai in divisa blu e gradi ed un tot di galeotti che remano sott’acqua e che stanno alla catena?

Ecco, il carcere di Secondigliano è proprio come un sommergibile in navigazione al largo di Napoli, strettamente legato ed ancorato e cementofondato nel Sud d’Italia.

Ogni mattina cento mogli e figli e mamme sfilano sotto la pioggia di novembre, che è uguale al sole di luglio, per poter scambiare parole sguardi colori e profumi con quei disgraziati di figli e padri galeotti alle catene.

Mogli figli e mamme sciolgono le catene per un’ora la settimana.

Lorenzo, delinquente albanese, non fa colloqui da tre anni, per lui le catene sono serrate da tre anni, ai remi.    Sebastiano ha famiglia numerosa e rumorosa, torna nella cella sempre profumato di bambini e di sorelle, oggi ha un fazzoletto nuovo, ci sta ricamato sopra cuore di mamma tua. Sebastiano deve scontare 16 anni per omicidio volontario, bacia il fazzoletto, lo sventola sotto il naso dei suoi coinquilini galeotti, divide con loro la gioia del regalo ed il profumo.

Terminata l’ora dei colloqui il sommergibile si allontana dalla banchina, navigando lento si immerge.

Finita la scuola, terminati i colloqui, sgomberati i tavoli dal pranzo, fatto il bucato piccolo, ecco ci si immerge.   La città si allontana, i rumori si riducono e si mescolano, le voci sono solo quelle dei marinai in divisa blu, ordini secchi senza aggettivi.

In navigazione sommersa sembra che tutto rallenti, con un po’ di attenzione si sente il motore stuunff stuunff stuunff sincopato, lontano. Le giornate sono strane in un sommergibile, ci sono ore veloci, ore medie ed ore lente. Passono veloci le ore del colloquio, dalla preparazione – la barba la camicia le scarpe i sorrisi provati davanti allo specchio di plastica- ai saluti, alle comunicazioni discrete per i compari e gli avvocati, ci vediamo tra quindici giorni, se dio vuole, insciallah, ciao, mangia.

Passano veloci le ore della scuola, non per tutti, quelli bravi ci vanno e beati loro possono godersi i sorrisi leggeri delle prof e possono imparare due cose in croce, con fatica, pure uott aim is it .

Sono medie le ore del pranzo e delle faccende di sgombero nella cella, in qualche giorno si impara a convivere stretti, quasi ovunque è solo routine.

Sono lente, maledizione, le ore dei conti, le ore delle verifiche, le ore delle catene strette, le ore delle lacrime dei rimorsi dei ricordi del futuro che è tra cinque anni o tra dodici.  

Si sente il motore stuunff stuunff stuunff, sei sulla branda, il sommergibile è sempre lento, la televisione lì sott’acqua è come se non avesse voce e realtà. La televisione è fuori, le ballerine sono fuori, Battiato è fuori, i politicanti sono tutti fuori, gli incidenti d’auto e nelle fabbriche succedono lì fuori tra i vivi sulla Terra e pure le guerre.

Nel sommergibile di Secondigliano ci piove dentro e ci stanno pure i cani, un po’ fuori, ma ci stanno e pure i cani sembrano bastonati, nessuno li ha pestati eppure sembrano bastonati, sembrano legati alle catene pure loro, non abbaiano, hanno gli occhi umidi e la lingua da fuori, sembrano stanchi della loro vita nel sommergibile e non sanno come uscire.

Succede pure che i sommergibili attracchino (come gli aerei atterrano, le auto parcheggiano, i sommergibili e le navi attraccano!) e qualche volta il loro arrivo è una festa.

E’ di certo una festa quando un galeotto ha scontato la sua pena e ritrova la sua terra, la sua terra vera sotto i piedi.      Nei porti quando è festa si pavesano le navi e si stendono mille bandiere colorate tra i pennoni, gli alberi e gli oblò. Le mille bandiere colorate portano pensieri storie disegni sogni baci. Nel vento sono un saluto che viene portato più in la, oltre il sommergibile, oltre le mura grigie.    Non credeteci se vi dicono che nei sommergibili e nelle carceri non c’è vento. 

Ascoltate bene, dietro il rumore del motore stuunff stuunff stuunff, più leggero, più discreto si sente soffiare il vento.

Le bandiere sventoleranno, domani.

 
 
 

Nell’estate del 1966 i Beatles incidevano Yellow submarine (lato B dietro “Eleanor Rigby")


In the town where I was born
Lived a man who sailed to sea
And he told us of his life
In the land of submarines
So we sailed up to the sun
Till we found the sea of green
And we lived beneath the waves
In our yellow submarine

 

 

Nel paese dove sono nato,

viveva un uomo che navigò il mare
E ci parlò della sua vita,

nella terra del sottomarino
Così ci siamo imbarcati verso il sole

fino a che abbiamo trovato il mare verde
E abbiamo vissuto al di sotto delle onde

in un sottomarino giallo.


 

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Lo sfondo è un'opera di Mario Tata in esclusiva per librinelvento.it
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